FIORI DI BACH
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Un medico che volle diventare erborista 1 | 2 | 3 | 4
Dalle sue esperienze elaborò alcune linee guida che sostennero il suo lavoro e lo portarono alla scoperta finale dei 38 Fiori:
- dalla insoddisfazione per i risultati ottenuti con i metodi di cura ortodossi, in quanto il processo era spesso doloroso più della malattia e/o non risolutivo, nacque in lui la convinzione che potesse esistere un metodo per favorire il benessere soave, indolore, benigno, facile da applicare, alla portata di tutti, senza controindicazioni; a questa ricerca dedicò tutta la vita.
- dalla attenzione alle malattie croniche, scoperse relazioni tra la personalità del malato e lo stato di cattiva di salute.
Dal 1919 lavorò come patologo e batteriologo all'ospedale omeopatico di Londra interessandosi in particolare alle malattie croniche e nel 1920 presentò alla Società Omeopatica di Londra il suo lavoro " La terapia con i vaccini in relazione alla omeopatia ", a parziale coronamento del suo intento. I sette vaccini orali scoperti da Bach, detti anche nosodi, sono tuttora utilizzati con successo in tutto il mondo, si basano sul principio omeopatico per cui "il simile cura il simile". Secondo questo principio viene somministrata al paziente la stessa sostanza, opportunamente trattata, che nella persona sana causerebbe il manifestarsi dei sintomi attenuati della malattia. Bach individuò, nel grandissimo numero di organismi che vivono nell'intestino, sette gruppi principali e a partire da questi preparò i vaccini che avevano la proprietà di purificare il condotto intestinale. In parallelo studiò il tipo di personalità e la mentalità dei pazienti in ciascuno dei quali predominava uno dei sette gruppi di batteri, elaborò quindi un metodo che potremmo chiamare protocollo cieco bidirezionale: Bach era in grado, studiando la mentalità di una persona, di stabilire a quale gruppo batterico sarebbe appartenuto una volta eseguite le analisi, e viceversa, dal risultato delle analisi era in grado di determinare le linee fondamentali della personalità del soggetto senza averlo mai conosciuto.
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